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Servizi ausiliari alla sicurezza: cosa cambia con le norme UNI 11925 e 11926

Nel 2023 due norme UNI hanno dato uno standard condiviso alla sicurezza non armata, un segmento che conta oltre 100.000 operatori. Gabriele Guarino, Presidente di San Giorgio, ne ricostruisce l'impatto e racconta come si forma chi lavora nei servizi ausiliari alla sicurezza.

18/03/2024 91 visualizzazioni 4 min lettura Formazione
Servizi ausiliari alla sicurezza: cosa cambia con le norme UNI 11925 e 11926

Nel 2023 due norme UNI hanno fissato requisiti condivisi per la cosiddetta sicurezza non armata, un segmento che occupa oltre 100.000 operatori. Si chiamano UNI 11925:2023 e UNI 11926:2023, e sono ormai entrate nel lavoro quotidiano di organizzazioni e addetti ai lavori.

Riguardano i servizi ausiliari alla sicurezza, i SAS: portierato, monitoraggio delle aree, gestione dei flussi di persone e veicoli, informazione, controllo dei titoli in ingresso, accoglienza e assistenza. Attività diffuse, spesso poco visibili.

Chi questo mondo lo conosce da dentro lo ha ricostruito con parole semplici: Gabriele Guarino, Presidente di San Giorgio, in un'intervista con Ilaria Garaffoni su Vigilanza Privata Online.

Due norme, due piani

Le due norme lavorano su livelli diversi. La UNI 11926 guarda alle organizzazioni: identifica i servizi ausiliari alla sicurezza e definisce i requisiti essenziali delle imprese che li erogano. La UNI 11925 guarda invece alle persone, e stabilisce i requisiti relativi all'attività professionale degli operatori.

Sul versante delle persone la norma individua tre profili, l'Assistente, il Coordinatore e il Responsabile, tutti coinvolti nell'erogazione dei servizi. Le norme, nel loro insieme, si rivolgono agli addetti delle imprese incaricate di gestire il patrimonio di un'organizzazione per assicurarne, testualmente, «i requisiti di fruibilità, disponibilità, funzionalità».

Perché sono arrivate proprio ora? Guarino racconta che la risposta più chiara gli è venuta dai primi corsisti: per loro è l'occasione di vedere riconosciuti il proprio ruolo e la professionalità del lavoro che svolgono. Lo scopo delle norme, del resto, è standardizzare e regolamentare la sicurezza non armata, una componente a pieno titolo del sistema sicurezza.

Qualità che passa dal metodo

Un nodo pratico riguarda la formazione. Il corso per Assistenti e Coordinatori collegato alla UNI 11925 dura almeno 30 ore, e a qualcuno possono sembrare tante. Per Guarino non è una questione di quantità: quelle sono le ore da erogare, e il punto è semmai come si erogano.

San Giorgio le propone in webinar sincrono con il docente oppure online in autonomia, sulla propria piattaforma. La preoccupazione, spiega Guarino, è costruire corsi efficaci per chi li frequenta, persone che lavorano, spesso stanche e non più abituate a studiare. «È per loro che bisogna essere in grado di costruire qualcosa di diverso dalle solite slide», osserva.

Da qui una formazione pensata per il tablet e lo smartphone, fruibile anche nei tempi vuoti della giornata, in sala d'attesa o in viaggio. Slide parlate che si possono ascoltare, avatar, video e interviste ai docenti. Anche la valutazione cambia forma: accanto ai test online compaiono meccaniche di gaming e di escape room, che permettono di ripetere le prove e trasformano l'esame in un modo per imparare, in competizione con se stessi.

Il metodo, insiste Guarino, poggia sui docenti. La differenza la fa un binomio non scontato, esperti di contenuti e formazione che sono anche professionisti del settore e che quindi conoscono i contesti reali in cui gli operatori si trovano a lavorare. Sul costo, Guarino rivendica la scelta di non far coincidere qualità e prezzo alto: tutti i corsi, afferma, restano di alto livello a una spesa che definisce sostenibile.

Dal corso alla certificazione

C'è infine la distinzione tra due esami diversi. Il superamento dell'esame finale del corso specialistico, di almeno 30 ore, attesta il cosiddetto apprendimento non formale, cioè il possesso delle conoscenze e delle abilità richieste dalla norma. Con quel documento l'operatore può poi accedere all'esame di certificazione vero e proprio, gestito da un organismo di valutazione esterno. San Giorgio accompagna anche questo passaggio, quando il cliente lo chiede, senza che diventi un obbligo.

Dietro l'aspetto tecnico resta il dato di partenza: oltre 100.000 persone che presidiano ingressi, flussi e spazi, spesso senza che il loro ruolo avesse un nome preciso. Le norme del 2023 danno a quel lavoro uno standard, e con lo standard un riconoscimento. I gesti quotidiani di chi fa portierato o accoglienza restano gli stessi; quello che cambia è che ora vengono trattati come un mestiere. Un cambiamento che, a sentire Guarino, i primi corsisti avevano già colto.

L'intervista completa, a cura di Ilaria Garaffoni, è pubblicata su Vigilanza Privata Online.

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